Ordine Assistenti Sociali Friuli Venezia Giulia

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Indagine professionale

Comunicato stampa 15 giugno 2004: Come si tagliano le radici di una professione


Gli assistenti sociali trovano lavoro, gli assistenti sociali sono professionisti, i corsi di laurea in servizio sociale attraggono sempre più studenti.
E’ stato organizzato un vero e proprio attacco alla professione di assistente sociale utilizzando la nuova riforma dell’università che il Ministro Moratti si propone per "correggere", si dice, alcune storture e macchinosità del decreto 509/99. In vista di questo, la commissione Di Maio, incaricata dalla ministro Letizia Moratti di stilare le proposte, ha già provveduto a ridisegnare anche le "classi dei corsi di studio", cioè la base di riferimento per attivare le lauree e le lauree specialistiche (che ora il ministro chiamerà "magistrali") nelle varie discipline. Qui viene la sorpresa: la commissione ministeriale fa "sparire" le lauree che riguardano il servizio sociale! La laurea triennale in "scienze del servizio sociale" e la laurea specialistica in "Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali" si dissolvono nel calderone delle lauree in scienze politiche e sociali e in sociologia.
Con un'apparente opera di accorpamento e razionalizzazione si tagliano le gambe (cioè la formazione universitaria di base) ad una professione storicamente e istituzionalmente consolidata quale quella degli assistenti sociali (30.000 in Italia, uno ogni 2000 abitanti) diffusamente presente in tutto il territorio, regolamentata e costituita in ordine professionale, storicamente attiva in tutti i paesi a democrazia consolidata.
Negando una specificità formativa ad una professione se ne nega al contempo l'utilità culturale e operativa nei servizi alla persona, rivolti in particolare alle fasce di popolazione più debole. Si nega la dignità ai professionisti del sociale. E’ di questo che l’Italia ha bisogno nel momento in cui affronta una serie di problemi e trasformazioni sociali?
Non si riconosce il valore di un'intera categoria: come se agli architetti si dicesse "basta lauree in architettura" o agli psicologi si dicesse "accorpiamo il vostro corso di studi con filosofia e pedagogia"!
Al contempo si dissolve e si disconosce un intero impianto formativo, quello in "servizio sociale", che in molte occasioni ha fatto da apripista, proprio nell'università italiana, per la specifica attenzione nel coniugare pratica e teoria, presa diretta con i problemi concreti e riferimenti teorico-scientifici: tirocini personalizzati e supervisione di professionisti assistenti sociali in convenzione con l'università, docenti e tutor specificamente qualificati nelle materie di servizio sociale.
La proposta della commissione Di Maio, appare assolutamente inaccettabile, in contraddizione con le norme che regolano il profilo professionale dell'assistente sociale ed anche con le esigenze "di mercato".
Non si può accettare - in nome della semplificazione - la cancellazione dall'università italiana di una specificità formativa che ha fondamenta teoriche ed etiche di oltre mezzo secolo.
Gli assistenti sociali italiani contrasteranno con assoluta determinazione il provvedimento proposto. L’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali chiede un incontro urgente al ministro Moratti ed è pronto ad una mobilitazione dei professionisti su tutto il territorio nazionale.


icon comunicato_stampa_15giugno04.pdf (121.55 KB)


La premessa che segue è estratta dalla relazione presentata nel corso dell’Assemblea del 18 dicembre 2001 dalle A.S. dott. Elisabetta Kolar e Lauretta Rocco. Chi fosse interessato a prendere visione dell'intero documento può scaricare liberamente il file in formato Word.

L'attività professionale degli Assistenti Sociali nel Friuli - Venezia Giulia

Quest'analisi è il frutto dell'elaborazione dei questionari inviati a tutti gli assistenti sociali la primavera scorsa, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine Professionale. Il questionario, che non aveva pretesa di rigore metodologico, voleva fornire un primo spunto per la riflessione e l'approfondimento.
Pur sapendo di non poter disgiungere l'attività professionale dalle considerazioni sui contesti di lavoro e sulle politiche sociali - che incidono tanto nell'operatività quotidiana quanto nella rappresentazione della professione e che, di fatto, emergono anche in alcune risposte di questo questionario - si è scelto di focalizzare l'analisi sui professionisti, sulla loro visione del servizio sociale e sulle loro attività inerenti la sfera professionale o, comunque, il sociale.
Al questionario ha risposto il 21,7% dei professionisti iscritti all'Albo regionale. Questo dato induce a trattare con circospezione i risultati dell'analisi: non si è, infatti, in grado di dire se i professionisti che hanno compilato il questionario costituiscono un campione rappresentativo dell'universo professionale regionale o se, ad esempio, presentano alcune caratteristiche che li rendono peculiari rispetto ai colleghi.
Si ritiene, comunque, possibile estrapolare dai questionari pervenuti alcuni elementi interessanti rispetto sia al quadro della professione nella regione che alle tematiche che, a parere dei professionisti, meritano ulteriori approfondimenti.

icon indagineprofle.pdf (280.29 KB)